Recensione | Beat The Game

Recensione | Beat The Game

Lo studio indipendente Worm Animation, sotto l’ala protettiva di [email protected], ci propone Beat The Game, un titolo decisamente fuori dagli schemi che cerca di combinare il ritmo travolgente della musica con gli elementi chiave di un videogioco. Vediamo come se la cava il titolo del team statunitense in sede di recensione.

Beat it!

Beat The Game non è sicuramente il primo titolo che volge il suo sguardo verso il mondo della musica e degli elementi che ne permettono l’interazione. A partire dai classici titoli musicali come Guitar Hero, Dance Central e così via, la musica e le interazioni legate non solo alla sua composizione ma anche e soprattutto alla sua esecuzione hanno costituito un piatto prelibato ed invitante per gli sviluppatori più creativi. Uno dei titoli più interessanti, appartenenti a questa fetta minuscola del mercato videoludico è sicuramente Beatbuddy, un titolo incredibilmente divertente e coinvolgente che può vantare collaborazioni di spessore come quella con Parov Stelar. Beat The Game è un titolo che non dispone di infinite risorse e cerca di fare il possibile con quel poco che ha. L’intero setting del titolo è infatti mirato a stimolare la creatività del giocatore mettendo sul piatto un stile sconnesso, dissonante e spesso anche confusionale che cerca di trasmettere un messaggio ben preciso al giocatore: questa avventura è basata sulla musica, non ci importa del resto.

In effetti Beat The Game non è un titolo molto profondo, nessuna linea di dialogo, un paio di cutscenes che cercano di veicolare una trama sostanzialmente assente e tanta, tantissima musica. Beat The Game è un titolo apparentemente semplice, il protagonista di nome Mistik si schianta, a bordo della sua moto iper-futuristica, in una zona desertica di un mondo misterioso. A Beat The Game non manca semplicemente un background che spieghi la natura del gioco, il titolo, narrativamente parlando non si sforza di comunicare nulla. La totale assenza di caratterizzazione, dialoghi e sviluppi narrativi rende Beat The Game una semplice piattaforma adibita a giocare con i vari Beat e creare musica, nulla di più nulla di meno. L’unico espediente ludico che permette al titolo di essere classificato come videogame e non come un clone di Virtual DJ è costituito da alcune semplici meccaniche di movimento e raccolta che ci permettono, durante il brevissimo corso dell’avventura, di raccogliere dei “sample” per poi mixarli a nostro piacimento.

La mappa di gioco, infinitesimamente piccola, non è altro che un calderone di suoni da catturare e registrare in un dispositivo che ci permette di mischiarli a nostro piacimento per mezzo di un mixer. La musica è il tema principale del titolo e in particolare le nostre creazioni, i nostri mix andranno infatti a comporre quella che sarà la colonna sonora della nostra esperienza di gioco.

A great album

Il taglio artistico, completamente astratto, fatto di forme inusuali ed elementi nettamente contrastanti tra loro va a rafforzare l’invito alla creatività di Beat The Game ma non risulta accattivante abbastanza per lasciare un segno, rischiando di passare quasi come inosservato o, più semplicemente, disordinato. Al netto di una resa grafica non proprio esaltante, Beat The Game si lascia completamente andare sulla componente musicale del titolo che, pur essendo molto interessante, non presenta una varietà tale da rendere la produzione interessante a tal punto da ignorare tutto il resto. Il punto più basso della produzione tuttavia si tocca nel momento in cui si volge lo sguardo alla longevità. L’intero titolo consiste infatti nella raccolta dei 24 campioni disponibili all’interno della mappa ( alcuni da registrare altri da trovare come dei collezionabili ) per poi intrattenere il pubblico, anch’esso astratto in una sorta di concerto finale. L’endgame di Beat The Game costituisce la parte più interattiva dal punto di vista ludico, il mixer che utilizzavamo per sperimentare durante la raccolta dei vari sample diventa infatti una vera e propria console con un pubblico da soffisfare, introducendo in tal modo delle meccaniche da puzzle-game che però non hanno vita lunga e risultano molto semplici da padroneggiare. Per una durata totale di circa 60 Minuti, Beat The Game non presenta in alcun modo un offerta sufficiente, chi vi scrive pensava di aver terminato il primo livello prima di veder scorrere i titoli di coda. Un semplice concerto, un totale di 24 suoni da mixare, questa è l’offerta di Beat The Game, decisamente insufficiente e al di sotto degli standard.

L’idea generale del titolo non è affatto male, interessante, accattivante, lascia il segno se sfruttata nel modo giusto soprattutto in fase di “mixing”, peccato che nessun elemento venga sviluppato fino in fondo lasciando che il giocatore si tuffi in un mare che si rivela essere una semplice pozzanghera. Avremmo preferito spendere parole più dolci nei confronti di un titolo dal carattere talmente astratto e creativo, non possiamo però passare sopra le lacune che rischiano di scardinare Beat The Game dal concetto stesso di videogame. Magari gli sviluppatori approfitteranno della base interessante che hanno gettato per costruire qualcosa di più concreto ma quello che abbiamo giocato non è da considerarsi al di sopra di una semplice versione demo.

PRO:

  • Invito alla creatività molto interessante
  • Taglio artistico astratto e totalmente fuori di testa
  • Mixer semplice ed intuitivo

CONTRO:

  • Incredibilmente breve sotto ogni possibile aspetto
  • Tecnicamente deludente
  • Aspetto narrativo totalmente ignorato
  • Sistema di comandi lento e poco intuitivo
  • Non si può assolutamente considerare come un gioco completo

Versione provata: PC
Voto Finale: 4

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