Anteprima | Rogue Island

Anteprima | Rogue Island

Forse pochi tra voi riescono a ricordare bene il periodo della “storia videoludica” durante il quale Minecraft, allora in versione “Indev”, veniva giocato assiduamente e con passione soltanto da una ristrettissima cerchia di giocatori (tra cui il sottoscritto) che contribuiva al miglioramento del gioco. Era un’epoca diversa, talmente diversa da sembrare lontanissima nel tempo, eppure sono passati solo pochi anni: da allora Minecraft è diventato un fenomeno mondiale di proporzioni immani, a detta di molti si è “imbastardito” diventando materiale per youtubers dodicenni e trovando applicazioni in settori al di fuori del puro gaming. Fatto sta che la creatura di Notch ha cambiato moltissimo il mondo videoludico dando il via ad una lunga serie di giochi “voxel sandbox”, ovvero titoli con ampia presenza di mondi “distruggibili”, crafting e grafica a cubi. I ragazzi dei team indipendenti Big Fat Alien/Blue Sock Studios hanno dato vita a Rogue Island, un gioco che somiglia moltissimo a Minecraft…almeno ad un primo sguardo.

In realtà le avventure del velocissimo gnomo Motwort non si concentrano in esplorazione random, costruzione di rifugi usando cubi di vari materiali e crafting. A voler esser pignoli, il crafting c’è eccome ma è una componente secondaria del gameplay generale che, in realtà, somiglia molto di più ad un RPG con combattimenti frenetici in stile shooter. Rogue Island infatti ci metterà a dura prova con combattimenti rapidi e pericolosi, schermaglie con mostri cubettosi che si districheranno in un mondo terribilmente ostile. La storia (altra grande differenza rispetto a Minecraft) narra di quattro Signori del Tormento che hanno sprigionato nel mondo di Vitalor un’armata di demoni e creature orripilanti pronte a distruggere ogni cosa. Nei panni del mago gnomo Motwort dovremo viaggiare per le isole, potenziarci tramite il crafting di numerosi artefatti magici e liberare ogni pezzo di terra emersa dall’invasione demoniaca per poi affrontare i Signori del Tormento faccia a faccia. Un fantasy classico quindi, con un tocco “dark” che non fa mai male, ma soprattutto una sfida dalla difficoltà media decisamente ardua anche per giocatori navigati.

Rogue Island infatti propone una curva d’apprendimento abbastanza rapida ma ottenuta a suon di Game Over e sonore mazzate che prenderemo fin da subito, e non solo dai nemici. Le isole stesse, disseminate di vegetazione e strutture, rappresenteranno un pericolo egualmente minaccioso: erbe velenose, animali aggressivi e chi più ne ha più ne metta. Di fatto il gioco è uno shooter ad alta difficoltà con una componente di crafting pronunciata per tener fede allo stile grafico scelto. Utilizzare componenti trovati sul proprio percorso servirà non solo a potenziarci ma anche a progredire nel gioco vero e proprio: per andarsene dall’isola corrente infatti sarà necessario produrre del carburante per la nostra nave, unico mezzo di trasporto a disposizione. Il sistema di controllo si comporta abbastanza bene, nonostante qualche imprecisione qui e là a volte ci porti ad una morte inattesa e non meritata: praticamente gli stessi controlli di qualunque FPS, con l’eccezione del tasto destro del mouse adibito allo switch tra i vari incantesimi conosciuti in quel momento.

Rogue Island ha certamente un ottimo potenziale come gioco in sè, ma vien da chiedersi il perchè della scelta grafica così simile a quella di Minecraft. Molti potrebbero pensare ad un’operazione puramente commerciale, ma al momento attuale equivale a darsi la proverbiale zappa sui piedi considerata l’enorme presenza di cloni del titolo targato Mojang. Oltretutto un gioco così complesso e difficile come Rogue Island avrebbe maggiormente beneficiato da un comparto grafico più semplice, più lineare e con un’identità più definita rispetto ai mondi cubettosi (e spesso molto simili tra loro) che vengono presentati. Non è infatti semplice esplorare luoghi così “impersonali”, composti di cubi grazie a quella che pare una scelta dettata dalla fama di Minecraft piuttosto che optare per uno stile più personale: un reale peccato che però potrebbe non danneggiare del tutto l’offerta ludica del gioco. Se dal lato grafico (e sonoro, abbastanza piatto) Rogue Island non sembra in grado di convincere, dal lato del gameplay tutto funziona bene. Riusciranno gli sviluppatori a portare il titolo “in vetta” con la versione finale? Solo il tempo potrà dirlo.

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Simone Granata
Pensate che i videogiochi siano cose per il tempo libero? Cose per le quali sprecare alcuni minuti della giornata e basta? OBIEZIONE!