Game&Watch | Call of Duty : la guerra tra film e serie tv

Game&Watch | Call of Duty : la guerra tra film e serie tv

La rubrica Game&Watch si propone di illustrare paralleli tra videogiochi e film o serie televisive che possano esplorare ulteriormente le tematiche o interessare l’utenza videoludica. Sull’onda dell’annuncio di Call of Duty WWII può valer la pena parlare di come cinema e televisione abbiano narrato la guerra, argomento molto più ampio e sfaccettato di quanto non si creda, in quanto ha stravolto la vita delle persone andando ben oltre le battaglie e i proiettili.

Cineforum Treyarch

In passato lo studio Treyarch ha dimostrato di essere un buon conoscitore del media cinematografico, inserendo nei capitoli World At War e Black Ops 1 delle citazioni inequivocabili e palesi. Nel primo, in una missione è necessario sparare a delle guardie facendo bene attenzione a non farsi scoprire, premendo il grilletto nel momento in cui si avvertono delle esplosioni per fare sì che i propri colpi vengano coperti dal rumore ben più grosso delle bombe. La scena è ripresa da Il nemico alle porte, del regista Jean-Jacques Annaud (già autore di Sette Anni in Tibet, con Brad Pitt) con Jude Law e Ed Harris, che racconta di un cecchino impegnato a difendere la città di Stalingrado durante l’assedio tedesco dell’avanzata del 1942. Raramente pellicole occidentali si sono prese il disturbo di proporre il punto di vista sovietico, complice anche la lunga tensione della Guerra Fredda. Risulta quindi interessante la visione non solo per via della prospettiva inedita, ma anche per la rappresentazione del conflitto che va oltre le battaglie campali, soffermandosi sulla guerra di logoramento che fu l’assedio dell’odierna Volgograd. Un vero braccio di ferro tra la popolazione barricata al sicuro, ma stretta nei morsi della fame per l’impossibilità di ricevere rifornimenti, contro l’attacco della Wehrmacht, obbligata a stanare i nemici prima di essere sconfitta dalle temperature estreme dell’inverno russo.

Uno dei film più importanti 

Prendendosi una piccola, ma necessaria, digressione storica, chi ha giocato Black Ops 1 sicuramente ricorderà la drammatica scena della prigionia di Bowman, Woods e Mason, i quali vengono costretti dai Vietcong ad una sfida a roulette russa, puntandosi alla testa una pistola nel cui tamburo da sei colpi è stato inserito un solo proiettile. Stavolta viene citato Il Cacciatore di Michael Cimino con Robert De Niro, Christopher Walken e Meryl Streep, che si aggiudicò 9 premi Oscar per aver raccontato come la guerra in Vietnam fosse stata psicologicamente, oltre che fisicamente, devastante per chi vi avesse preso parte, sottolineando le conseguenze a strascico che aveva causato nelle vite dei reduci, dai traumi riscontrati sino all’ostilità riservata dall’opinione pubblica americana.
Il Cacciatore si prende i suoi tempi per sviluppare la sua storia, ma lo fa per rendere ben chiaro quale sia l’effetto “prima-durante-dopo” della guerra sulla vita di un uomo.Il film è diviso in tre atti: il primo introduce i protagonisti, mostra le loro esistenze quotidiane facendo affezionare lo spettatore, il secondo tratta il Vietnam, l’esperienza più sconvolgente, il terzo invece le ricadute e gli effetti. Il consiglio è di non farsi spaventare dalle tre ore di durata, perchè si tratta di una pellicola di grandissimo impatto emotivo, che aiuta a capire e che riesce ad emozionare specchiando realisticamente come certe atrocità lascino ferite insanabili anche sui sopravvissuti.

La firma di Spielberg

Tornando al secondo conflitto mondiale invece bisogna citare il nome forse più ovvio: Salvate il Soldato Ryan di Steven Spielberg, in cui oltre a Matt Damon e Tom Hanks, il regista volle anche un certo Vin Diesel ancora in erba, a cui affidò il ruolo del sergente italoamericano Caparzo. Sono in molti a scommettere che WWII ne attingerà a piene mani, probabilemente riproducendo lo stesso sbarco in Normandia che valse le attenzioni mediatiche al film per via dell’estremo realismo con cui venne ricostruita quella carneficina. Sempre Spielberg produsse però anche Band Of Brothers, miniserie televisiva in dieci episodi, che riprese la storia di una compagnia di soldati americani di stanza in Europa, partendo dal loro addestramento sino al periodo immediatamente successivo al termine della guerra. Una puntata è dedicata a Bastogne, teatro di uno degli assedi più difficili, come viene spiegato anche nel capitolo flashback di Black Ops 3, ma nel corso di tutta la mini-serie viene offerta una panoramica vasta sulla situazione europea e rimane un recupero molto interessante.

Oltre i campi di battaglia

Un paragrafo però è bene dedicarlo anche a quei film che pur non trattando l’argomento bellico hanno raccontato storie di uomini e donne ai tempi della guerra. Perchè l’idea che gli effetti di un conflitto siano limitati ai posti in cui si combatte, lasciando indisturbati i civili nelle zone demilitarizzate, è una mera illusione. Premesso che è impossibile “conoscere” la guerra per chi non vi abbia realmente reso parte, è tuttavia necessario fare un tentativo per cercare di capirla, per comprenderla, andando oltre gli aspetti scontati. Per questo bisogna citare due opere italiane firmate da uno dei registi più importanti di sempre nel panorama nostrano: Roberto Rossellini, autore de Il Generale Della Rovere e Roma Città Aperta. Il primo tratta di un imbroglione, il quale fa leva sulla disperazione delle persone per promettere, dietro un compenso, notizie sui parenti dispersi al fronte. Una volta scoperto dalla polizia d’occupazione tedesca gli viene messa di fronte una scelta: spacciarsi per il Generale Della Rovere e ottenere informazioni dai membri della resistenza in cambio della grazia, oppure essere fucilato. La scelta di opportunismo per un truffatore sembra quella più scontata, eppure una volta calatosi nel ruolo, il protagonista matura un cambiamento che lo porta a scelte difficili. Una delle interpretazioni più importanti di Vittorio De Sica, regista e fondatore del neo-realismo italiano (oltre che padre di Christian).
Roma Città Aperta, sempre di Rossellini, invece è incentrato su diversi personaggi, tutti posizionati sul palcoscenico di una capitale controllata dai tedeschi. Nonostante l’arrivo degli alleati fosse imminente dopo lo sbarco in Sicilia, Roma era ancora divisa tra resistenza ed esercito occupante, coinvolgendo in modo tragico anche la popolazione civile. La scena di Anna Magnani che insegue il camion, su cui viene portato via da prigioniero il suo amato, è diventata un vero momento di culto per gli appassionati di cinema.

Fughe e cambi di prospettiva

Per chi volesse una parentesi leggera e dotata di una sua poetica semplice ma genuina, si può consigliare Mediterraneo di Gabriele Salvadores, premio Oscar come miglior film straniero nel 1992. La storia tratta di un gruppo di militari italiani, inviati su di una sperduta isola greca per creare un avamposto, salvo poi restare isolati dal resto della loro unità, che viene spazzata via. La gente sull’isola è pacifica e i nostri ben presto si trovano ad abbandonare gli intenti bellicosi, coinvolti da una dimensione umana e tranquilla che sembrava impossibile trovare in tempo di ostilità. Per diversi anni quindi depongono armi e divise e finiscono per integrarsi con i locali, mostrando come la scelta, tra guerra e pace, sia davvero scontata se posta nelle mani di chi vive il conflitto.
Da segnalare anche Flags of our Fathers e Lettere da Iwo Jima, entrambi con Clint Eastwood alla regia. Nonostante il suo credo repubblicano e il suo atteggiamento spesso reazionario, l’attore statunitense ha saputo offrire uno spaccato abbastanza imparziale e disincantato sulla guerra del Pacifico, raccontando la stessa vicenda dal punto di vista dei due schieramenti opposti: americano e giapponese. Nel primo addirittura viene offerta una ricostruzione che attenuta la retorica celebrativa dietro la celebre foto dei soldati che innalzano la bandiera, mentre il secondo si occupa della parte nipponica del conflitto senza però mancarvi di rispetto.
Chi invece volesse concentrarsi sulla Grande Guerra del 15-18, può semplicemente guardare tutti i film citati nei titoli dei paragrafi della recensione di Battlefield 1.

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