Hands On | The Darwin Project

Hands On | The Darwin Project

Il crescente successo dei Battle Royale quali Fortnite e PUBG sta orientando tantissimi giocatori e realtà anche sportive questa tipologia di giochi, immediata e divertente, che regala partite sempre diverse. E’ lo stesso concetto che ha portato gli Scavanger Studio a presentare The Darwin Project, titolo già mostrato all’E3 di quest’anno e che abbiamo potuto provare nella sua fase di closed beta questo week end. La struttura del titolo non è dissimile in tutto dai titoli già citati, ma ha alcune particolari citazioni “illustri” prese di peso da Battle Royale (film o manga, qualsiasi vogliate) o dal più recente e probabilmente famoso Hunger Games che lo differenziano dalla concorrenza, rendendolo di fatto interessante nonostante alcuni aspetti non ci abbiano proprio impressionato.

Il concetto alla base di The Darwin Project è quello di un survival in terza persona incentrato sul PvP, in cui dieci giocatori sono gettati all’interno di una mappa glaciale e fatti scontrare tra di loro, dove solamente l’ultimo rimasto in vita conquisterà la vittoria. Le similitudini con i titoli del momento finiscono qui, visto che da questo punto in poi The Darwin Project prende una svolta decisamente più survival, legata soprattutto alle limitatissime armi e alla gestione del clima della mappa di gioco. La prima grande novità del gioco è la presenza di un Annunciatore, un perverso commentatore sportivo che spingerà i giocatori ad uccidersi tra loro e a limitare con il passare del tempo le aree di gioco, facendole diventare proibite. Man mano che la partita andrà avanti, alcune zone diventeranno off limits, impedendo ai giocatori di accedervi o uccidendo istantaneamente chi vi rimane all’interno. Questa meccanica, importata direttamente dalle fonti letterarie alla quale si ispira, è un ottimo espediente per rendere le partite sempre frenetiche e per non far mai riposare i giocatori facendoli di fatto camperare in giro per la mappa. Un altro incentivo al movimento continuo è anche la possibilità da parte dell’Annunciatore a schierare armi e bombardamenti casuali sulla mappa per attaccare i giocatori, rendendo l’ambiente di gioco estremamente letale e facendovi stare sempre sull’attenti. Come se non bastasse, la mappa stessa sarà vostra nemica, sia per la presenza di alcuni pericoli ambientali come la lava, sia per il freddo killer che imperversa lungo tutta la regione. Ogni giocatore dovrà infatti tenere d’occhio lo speciale indicatore di freddo, il quale una volta arrivato a zero, vi ucciderà in pochi istanti. L’unico modo per ritardare questo processo è craftare una pelliccia sempre più efficiente, ma il calore andrà comunque recuperato in altri modi, come ad esempio l’accensione di un fuoco. Il falò sarò la via più veloce per recuperare calore e non finire congelati, ma la luce del fuoco e il fumo saranno visibili a decine di metri di distanza, rendendo di fatto un bersaglio perfetto per gli altri giocatori. Questo renderà tutto decisamente più avvincente, non lasciando al giocatore nessun modo per rilassarsi, tenendo sempre la tensione al massimo.

E’ palese che le prime fasi della partita saranno incentrate sulla raccolta del maggior numero di risorse possibili, che saranno principalmente legno e pelle, così da potenziare il proprio equipaggiamento o da costruire trappole e bombe fumogene. Di tanto in tanto sulla mappa sbucheranno delle speciali risorse tecnologiche che una volta recuperate, vi forniranno potenziamenti permanenti come il teletrasporto, l’invisibilità o lo scudo deflettore, decisamente molto utili, ma difficili da ottenere, visto che tali risorse saranno segnate a tutti sulla mappa. Oltre a questo, avremo la possibilità di esaminare alcune delle risorse acquisite di recente e scoprire temporaneamente la posizione di un nemico vicino di modo da avviare la caccia. Abbiamo anche notato la possibilità di piantare uno stendardo per cercare di creare un’alleanza con altri giocatori, ma non ci è mai capitato che qualcuno accettasse, preferendo di fatto lo scontro a viso aperto. Gli scontri forse sono la parte più debole dell’intero progetto, paradossale visto che l’intero gioco si basa proprio sui combattimenti e sulla volontà degli sviluppatori di intraprendere un cammino verso l’Esport. Il perché è da imputare non tanto alla limitatissima scelta delle armi, quanto proprio alle meccaniche di combattimento: avrete a disposizione dall’inizio un arco con diversi tipi di frecce craftabili, lento nel caricare mentre i personaggi sono estremamente veloci nei movimenti, soprattutto nelle fasi finali della partita, e un’accetta, con cui potrete solo attaccare tramite spam di un’unica mossa. Inoltre, ogni volta che riceverete danno, verrete sbalzati indietro per un paio di metri, rendendo il tutto decisamente casual e improvvisato, dove l’abilità del singolo rischia di essere vanificata in favore dell’equipaggiamento protettivo più performante o della semplice fortuna. E’ pur vero che un’attenta pianificazione del terreno dello scontro, soprattutto se opportunamente studiato con trappole e simili, porta alla vittoria di chi riesce a mantenere il sangue freddo, ma parliamo di situazione molto rare rispetto al semplice incontro casuale, anche perché un approccio del genere richiede tempo e risorse, cose che in una partita standard tendono a scarseggiare.

Anche a livello contenutistico, per adesso la versione beta non ci ha permesso di comprendere alcunché, dato che il personaggio era personalizzabile solo per il colore della maglietta e l’unica modalità disponibile era ovviamente quella battle royale. Abbiamo però apprezzato lo stile grafico deformed, al limite dello stile Pixar, che contrasta con la brutalità del contesto in questione. In definitiva, The Darwin Project potrebbe essere una valida alternativa ai titoli del momento, se però riuscirà a valorizzare le caratteristiche che lo rendono differente, ma soprattutto se renderà il combattimento più bilanciato e più dipendente dall’abilità del giocatore.

Aspettative:

  • Una variante originale dei battle royale
  • Stile grafico interessante
  • Alcune meccaniche innovative

Dubbi:

  • Solo una modalità di gioco attualmente
  • Sistema di combattimento troppo approssimativo

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Renato Passalacqua
Apparso nella redazione di Game-eXperience come Terminator e con un' unica missione, ovvero la recensione perfetta. É come una macchina inarrestabile, non teme nessun gioco. Qualsiasi sia la piattaforma, da quella Next Gen alla Retró, lui é sempre li pronto come un giudice di X-Factor per dare la sua ardua sentenza. È talmente immerso nel suo lavoro che potrebbe dare un voto anche alla vostra prestazione sessuale.