La Rubrica di Nonno Gamer: The Legend of Zelda, avventure isolane

La Rubrica di Nonno Gamer: The Legend of Zelda, avventure isolane

So che è estate, che fa caldo e che i vecchietti come me dovrebbero stare in casa tranquilli e non affaticarsi per evitare problemi di salute: proprio per questo motivo sono qui, seduto comodamente con l’aria condizionata e con gli occhi alzati al cielo mentre ricordo gli anni passati, specialmente i periodi estivi della mia lontana giovinezza. Estate significa spesso viaggi, e durante i viaggi si deve forse rinunciare al piacere di videogiocare? Assolutamente no! Ricordo bene quando i miei genitori mi portavano al mare (contro la mia volontà) per farmi passare del tempo “al sole”…ovviamente era l’occasione perfetta per reinserire batterie nuove nel mio fido Game Boy e mettermi sotto a recuperare titoli lasciati a riposare sulle mensole durante gli altri periodi dell’anno. Visto che si parla d’estate, di mare e di luoghi esotici, la prima cosa che mi viene in mente è ovviamente The Legend of Zelda: Link’s Awakening!

Rilasciato in Giappone nel 1993 con il titolo originale ゼルダの伝説 夢をみる島 Zelda no Densetsu: Yume o Miru Shima, ovvero “La leggenda di Zelda: l’isola dei sogni”, è l’unico titolo della serie approdato su Game Boy: non è comunque questa l’unica caratteristica “unica” che differenziano questo episodio dagli altri per molti aspetti. Si lo so che siete tutti scalpitanti per The Legend of tumblr_myjdhdUVDY1qzp9weo2_1280Zelda: Breath of the Wild ma per favore lasciate stare un attimo le cose nuove e seguite Nonno Gamer nel passato!

Reduce dal successo dello splendido The Legend of Zelda: A Link to the Past per SNES, l’episodio su Game Boy avrebbe dovuto riflettere la serie nel modo migliore possibile: non dimenticate, cari giovanotti, che i primi due Zelda per NES erano assai embrionali ed il secondo capitolo in particolare virò bruscamente rotta su un genere completamente diverso. Link’s Awakening si piazzò saldamente sulle orme di A Link to the Past con visuale dall’alto, stile grafico ed alcune animazioni del tutto simili. Fu il primo capitolo (e lo rimase per molto tempo) a svolgersi fuori dai confini di Hyrule: il prode Link è in viaggio verso una misteriosa meta e per motivi non ben chiari (!!) e si ritrova, suo malgrado, coinvolto in una terribile tempesta in mare aperto mentre si trova a bordo di una bagnarola che fa rimpiangere un pedalò. Il temporale ha ovviamente la meglio sulle fragili difese della barchetta e Link si risveglia frastornato su di una battigia sconosciuta: lo soccorre la giovane Marin, ragazza di buone maniere e straordinariamente simile alla principessa Zelda, che lo porta a casa del padre Tarin. Il nostro eroe riprende conoscenza e si rende conto di trovarsi sull’enigmatica isola di Koholinth, mai sentita nominare prima e casa del misterioso Wind Fish, creatura sovrannaturale dotata di enormi poteri che sta dormendo dentro un gigantesco uovo sulla cime del Monte Tamaranch. Marin è affascinata dai racconti di Link sul mondo che esiste fuori dall’isola e i due diventano amici, ma purtroppo Link non avrà tempo per dedicarsi alla sua nuova cotta estiva: un gufo parlante gli comunica che dovrà lavorare sodo per risvegliare il Wind Fish dal suo sonno forzato ritrovando gli otto strumenti delle sirene sparsi sull’isola.

Niente Ganon quindi, niente Zelda, niente villaggio Kakariko (CALBARICO non esiste, fa schifo come nome) ma un’isola nuova da esplorare con l’aiuto di Ulrira, un vecchietto che ne sa tantissime e che comunica solo tramite cabine telefoniche…mi ricorda un pò me stesso! Il simpatico nonnino fa in questo caso le veci dei chiromanti in A Link to the Past (gratuitamente però) aiutando il giocatore ed indirizzandolo verso la prossima meta. In questo episodio della saga è stato introdotto per la prima volta un mini-gioco sulla pesca, diventato poi canonico in tutti gli episodi successivi: un’altra curiosità riguarda la possibilità di rubare nel negozio del villaggio Mabe, ottenendo l’oggetto desiderato ma anche il nome THIEF in maiuscolo al posto di quello scelto da noi. Anche le meccaniche ditumblr_static_b6c4maoif3wcw008kw8s0k00w scambio oggetti sono molto divertenti, un vero gioco nel gioco che ci farà girare in lungo e in largo sull’isola alla ricerca del prossimo personaggio con il quale scambiare la carabattola ottenuta dal precedente “affare”.

Il gioco ha avuto un ottimo riscontro di vendite e di critica al tempo, per questo motivo all’uscita della console Game Boy Color è stata creata una versione “ad hoc” con qualcosa in più: The Legend of Zelda: Link’s Awakening DX aggiungeva i colori alla versione originale e, cosa più importante, un intero dungeon nuovo ed inedito. Il Color Dungeon è esplorabile dopo aver mosso le lapidi nella zona del cimitero in un preciso ordine e contiene vari enigmi basati sui colori, cosa appunto impossibile nel gioco originale. Generalmente comunque questo gioco era una vera gioia per gli occhi, con una realizzazione tecnica decisamente superiore a produzioni dell’epoca…si trattava del primo Zelda su console portatile eh? Mica una roba da tutti i giorni!

Tralasciando puri tecnicismi che poco hanno a che fare con ciò che dovrebbe caratterizzare un gioco secondo me, posso dire solamente che rivedere le immagini di Link e Marin seduti sulle rive dell’isola Koholinth ha riportato alla mia vecchia mente ricordi di ore ed ore passate a divertirmi sul mio capitolo preferito della saga di Zelda! Si, avete capito bene: è questo a parer mio il miglior gioco di questa saga, con buona pace di Ocarina of Time che è un capolavoro senza dubbio ma….non so…non ha lo stesso feeling nostalgico di questo. Un vero sogno, in tutti i sensi!

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Nonno Gamer
Voi giovani non sapete un bel niente di veri videogiochi! Leggete i miei articoli e fatevi una cultura!

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