Recensione | 8 Bit Commando

Recensione | 8 Bit Commando

Contra è stato un titolo simbolo di un’epoca fatta di ritmi incalzanti, giocabilità densa e difficoltà alta. 8 Bit Commando si rifà alla pietra miliare di Konami omaggiandone persino l’estetica nel suo stesso nome.

Contra tutto e tutti

8 Bit Commando (3)Non serve neanche una trama per dare il via alla sparatoria, ma giusto un pretesto: quello del furto di un blocco di uranio che rischia di essere utilizzato per produrre armi nucleari. Un soldato si trova dunque lanciato all’inseguimento per recuperare il carico prima che finisca nelle mani sbagliate, affrontando un piccolo esercito che si frappone tra lui e il suo obiettivo. Tutto il resto si basa sullo sparare a qualsiasi cosa si muova su schermo e al tempo stesso evitare i colpi nemici, cambiando al massimo la propria arma tra quelle di un campionario ben rodato e conosciuto. Una formula talmente semplice da essere assimilabile nel giro di pochissimi secondi ma non per forza priva di profondità.
Forse questo è il primo limite di 8BC: il suo essere davvero essenziale. Probabilmente la sua natura celebrativa lo ha portato rispettosamente a seguire la formula più classica con cui è stato inteso il genere dei “corri&spara”, ma per chi ne abbia seguito l’evoluzione nel corso degli anni, passando da Super Contra per Snes o Probotector per MegaDrive, sino al recente Hard Corps Uprising per PS3 e X360, la carne al fuoco e le possibilità offerte son sin troppo esigue.
8 Bit Commando (2)Questo aspetto emerge specialmente nel level design, che inserisce alcuni elementi citazionistici evidenti (come le funi per avanzare sopra i burroni) ma senza mai implementarli in maniera tale da mettere alla prova il giocatore od offrire veri spunti per giocare meglio o in modo leggermente diverso.
Di fronte ai sei livelli, l’unico fattore che poteva aumentare la longevità oltre una striminzita oretta era una difficoltà adeguata, qui purtroppo assente. I Contra originali erano pensati per console non abituate ai sistemi di salvataggio, tutta l’avventura andava completata in una sola sessione di gioco e per aumentare la longevità veniva costruita una curva di apprendimento che imponesse di padroneggiare le minacce e solo dopo averlo fatto era consentito proseguire, pena il game-over.

Pixel Commando

8 Bit Commando (5)Trovandosi di fronte ad un cambio radicale rispetto all’ecosistema originario, gli sviluppatori sono venuti incontro al pubblico odierno con un sistema di salvataggio che permette di continuare dall’inizio di ogni missione. Una possibilità che inevitabilmente finisce per smorzare la longevità di un titolo di questo tipo, ma che è in linea con la flessibilità attuale. Tutto ciò però diventa grave nel momento in cui la difficoltà si rivela troppo bassa, al punto da rendere i livelli affrontabili senza il minimo impegno.
La presenza di una barra di energia molto generosa consente di subire molti danni prima di perdere una vita, mentre l’unico vero “nemico” è un contatore che costringe a ricominciare il livello da capo, anzichè dall’ultimo checkpoint, qualora raggiunga lo zero. I nemici stessi raramente costituiscono una minaccia e ci si può permettere di essere colpiti parecchie volte, deincentivando un gioco attento e basato sull’abilità. Non vengono richieste manovre rocambolesche per schivare attacchi o superare punti affolati come invece sarebbe tradizione, mentre soltanto nel breve punto dell’autostrada si ritrovano le finezze del trial&error fatto bene.
Le acrobazie frenetiche in cui si era assediati da proiettili da ogni lato e dove un singolo errore consisteva nel perdere una vita qui non ci sono, non si è neanche invogliati a studiare l’approccio migliore con cui affrontare i boss di fine missione, essendo neutralizzabili sempre con estrema facilità.
8 Bit Commando (4)Ciò crea una spaccatura amletica nel pubblico di 8 Bit Commando; se da un lato il prodotto è chiaramente orientato ai nostalgici di quel periodo, questi non potranno restare soddisfatti di fronte ad una difficoltà ridicolmente bassa rispetto a quella dei titoli a cui sono abituati. In opposizione, chi è estraneo ai precursori di Metal Slug potrebbe non essere attratto dallo stile così datato e spartano. Questa mancanza di orientamento preciso rischia di posizionare il prodotto fuori da entrambe le fasce, limitandosi ad essere godibile come tuffo nostalgico di breve durata in virtù del suo prezzo basso (appena 3 euro, sicuramente meno durante i saldi di Steam) e buono per occupare non più di una serata, magari in compagnia di un amico. Ed è un pò un peccato, perchè la grafica pixel si rifà agli standard qualitativi del NES ma elevandoli, mentre la presenza di una cooperativa locale aiuta a ricreare quella sensazione di “pomeriggio davanti alla tv a giocare tra amici”, che sicuramente ben conosce chi ha vissuto l’epoca 8 Bit.

Pro

  • grafica pixel stilisticamente 8 bit curata
  • prezzo molto competitivo

Contro

  • non offre una sfida impegnativa e risulta troppo semplice da giocare
  • longevità bassa

Voto: 5.5

Commenti

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Francesco
Dopo aver abbandonato l'ambiente delle riviste scandalistiche, ha ripiegato su un settore ancora più bieco e depravato: la stampa videoludica. Ora non scrive più dei compleanni delle veline o delle scappatelle di attori famosi ma parla di 1080p e 60fps. Non va più a Formentera o all'Hollywood di Milano per paparazzare, ma segue le conferenze dell'E3 e della Gamescom. Il suo idolo non è più Fabrizio Corona ma Matteo Bittanti. In realtà ha studiato giornalismo e praticato per un pò e non si è mai occupato di cronaca rosa, ma è più divertente raccontarla così. I suoi sogni proibiti sono un Gdr nella lingua di Dante e un quadro di Caravaggio rifatto in pixel-art.

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