Recensione | Bard’s Gold

Recensione | Bard’s Gold

Cosa succede quando un gioco completamente retrò sbarca sulle console nuova generazione? La vostra reazione, probabilmente, dipenderà soprattutto dalla vostra età come videogiocatori: se siete nati negli anni 2000, avviare titoli come Bard’s Gold potrà lasciarvi completamente spiazzati. Com’è possibile, vi chiederete, che qualcuno provi gusto nel ripetere più e più volte lo stesso livello, senza riuscire ad avanzare? La risposta la conoscerete sicuramente se, invece, come chi vi scrive, siete cresciuti a pane e Alex Kidd, costretti a ricominciare le vostre partite daccapo ogni volta che le vite scendevano a zero. Varrà la pena di rituffarsi nella nostalgia? Vediamo.

Il bardo e il goblin

2La prima caratteristica di Bard’s Gold che lascia trasparire la sua natura da puro retrogame, riguarda innanzitutto il suo modo criptico di presentarsi al giocatore: nessuna spiegazione, nessun tutorial, nessuna apparente trama. Tutti gli indizi che possiamo trarre per capire qual’è lo scopo della nostra avventura sono ritrovabili esclusivamente nell’animazione del menù principale, nel quale il nostro bardo si troverà ad inseguire un goblin che ha rubato il suo oro. Oltre a questo, tutto è lasciato alla fantasia del giocatore. Ciò vale anche per gli oggetti di gioco, sia raccoglibili che acquistabili: come vedremo, infatti, tutti i potenziamenti e gli item che potremo trovare o acquistare sono tutt’altro che chiari nelle loro funzioni. Non c’è dunque altro da notare per quanto riguarda il comparto narrativo: esattamente come i titoli che molti di noi amavano quasi 30 anni fa, molto, se non tutto, è lasciato all’immaginazione del giocatore. E’ il gameplay, infatti, il vero perno di produzioni come queste.

Il bardo e la morte

imageQuando si tratta di gameplay, Bard’s Gold si pone verso il giocatore con un approccio piuttosto insolito. Di fronte alla già accennata assenza di guide e tutorials, solo una cosa appare chiara al 100% senza che sia necessaria alcuna spiegazione: moriremo tantissime volte. L’avventura del nostro bardo non è infatti progettata per essere completata al primo colpo: tutt’altro. Ma andiamo con ordine: innanzitutto Bard’s Gold ha tutto l’aspetto di essere un platform bidimensionale, dai comandi semplici e reattivi, con la possibilità di acquistare armi per potenziarsi per poter sopravvivere al meglio. Il problema è che, nelle prime fasi di gioco, siamo totalmente inadeguati a sopravvivere a tutti i mondi, generati in modo diverso, previsti dal gioco.  Insieme ai classici elementi da roguelike, Bard’s gold integra la morte nel sistema di progressione del personaggio: ad ogni decesso, infatti, potremo spendere le gemme accumulate durante il livello per 1acquistare dei potenziamenti che ci permettano di sopravvivere alle mille insidie che si nascondono in ogni piccolo angolo. Ed è qui che entra in gioco l’elemento più importante dell’intero impianto ludico di Bard’s Gold: il suo level design. Si tratta di un gioco costruito per non permettere mai al giocatore di perdere la concentrazione senza venire punito severamente. Considerando che ogni volta che colpiremo un ostacolo o un nemici moriremo istantaneamente, ogni piccola trappola potrà essere potenzialmente letale. Tutto è infatti disposto in modo totalmente subdolo e imprevedibile: dai libri killer mimetizzati che spuntano fuori dagli scaffali, alle trappole innescate premendo una piattaforma. Tutto serve a insegnare al giocatore ciò che deve temere. I nemici stessi hanno diverse pattern pur risultando molto simili tra loro a livello estetico. Tuttavia, questo meccanismo di gioco è un’arma a doppio taglio: per alcuni, infatti, il senso di sfida che questo meccanismo nasconde darà un grande senso di appagamento una volta superati ostacoli che sembravano inizialmente insormontabili. Per altri, però, la frustrazione potrebbe prendere fin da subito il sopravvento, portando a chiedersi se vale davvero la pena di sorbirsi una serie cosi grande di morti.

Il bardo e la grafica

3Ricordate i grandi classici come Wonder Boy e Alex Kidd? Ebbene, Bard’s Gold tenta in tutto e per tutto di ricalcare lo stile grafico di quegli anni gloriosi. E’ minimale, ricco di pixel ma anche di un sapore retrò che certamente farà centro nell’animo nostalgico di molti giocatori adulti. Anche l’accompagnamento sonoro ricalca questo stile, fornendo un’esperienza che sembra davvero uscita da una sala giochi di 20 anni fa, lingua inglese dei testi inclusa. E tutto questo, ovviamente, può piacere e non piacere. Ma considerando il prezzo di 4.99€ (2.99€ in sconto fino a gennaio) a cui viene offerto, e la longevità accettabile vista l’enorme (e obbligata) rigiocabilità, Bard’s Gold resta un piccolo ma valido titolo per nostalgici. Tutti i giocatori più moderni, tuttavia, farebbero bene a stare alla larga se non sono pronti a questo genere di sfida impegnativa.

Pro

  • Esperienza retrò in tutto e per tutto
  • Il sistema di gioco è a tratti magnetico
  • Impegnativo e appagante
  • Prezzo invitante

Contro

  • Assolutamente non adatto a tutti
  • Può essere frustrante
  • Assenza di qualsiasi tipo di spiegazione o descrizione

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