Recensione | Crypt of the serpent king

Recensione | Crypt of the serpent king

Pur nella loro ripetitività, i titoli roguelike hanno sempre affascinato i videogiocatori in cerca di sfide. Il tentativo di superare i propri limiti, partendo dall’inizio per poi potenziarsi e superare ostacoli sempre più tosti, è cuore di titoli del genere. Dopo un salto nel mondo dei roguelike in 2D (Bard’s Gold, recensito QUI) ci buttiamo stavolta in dungeon popolati da creature tipiche del mondo fantasy, in tre dimensioni e in prima persona. Varrà la pena di spendere un gettone e fare un giro? Diamo un’occhiata.

The Crypt

2In assenza di un qualsivoglia comparto narrativo, il cuore pulsante di titoli come “Crypt of the serpent king” risiede strettamente nella struttura di gameplay. Non è infatti presente alcun testo o immagine che dia un background a ciò che stiamo facendo. Lo scopo della nostra avventura sarà esplorare al meglio dei dungeon, generati proceduralmente: ciò significa che anche ripartendo dall’inizio, non ci troveremo praticamente mai in due dungeon perfettamente uguali. Ciò avviene con tutti i pregi e i difetti di una generazione casuale: pur differendo per struttura, infatti, i dungeon risultano comunque estremamente simili tra loro, anche avanzando tra i vari livelli, avendo come differenza tra essi solo le texture di sfondo e la tipologia di nemici (che descriveremo a breve). Ogni livello del dungeon contiene un determinato numero di chiavi da ritrovare per poter accedere alla stanza finale del boss. Esse sono spesso poste in posizione di svantaggio, in mezzo a trappole o in un piccolo pozzo di lava, costringendo a fare una discreta attenzione quando si tenta di afferrarle. Potrebbe capitare anche troppo spesso, infatti, di sbagliare un salto ed essere costretti a ripetere un intero livello dall’inizio. Lungo i corridoi troveremo cibo per aumentare la nostra salute, oppure oro per potenziarci.

Potenziarsi per vincere

screen1Per riuscire a sopravvivere nei labirintici meandri della cripta, sarà assolutamente necessario spendere l’esperienza e l’oro accumulati nei vari livelli. Se questa esigenza non si fa eccessivamente sentire in modalità normale, risulta invece indispensabile nei livelli di difficoltà superiori. Ad ogni fine livello, o ad ogni morte, potremo aumentare una statistica del nostro personaggio a nostro piacimento: potremo scegliere tra la forza, che aumenterà i danni dei nostri attacchi, la salute, che ci ridurrà la perdita di HP, e l’agilità, che ci renderà più rapidi. Potremo inoltre spendere l’oro ottenuto dai forzieri ottenendo armi ranged man mano più potenti, fino alle inizialmente troppo costose armi a distanza. Pur rappresentando qualcosa di ottimo sulla carta, questo sistema è limitato dal sistema di combattimento, davvero troppo basilare. Nonostante aumentino il danno inflitto e il range del colpo, le armi finiscono inevitabilmente per essere estremamente simili tra loro rendendo il gameplay 1estremamente piatto. Ciò è dovuto anche ai nemici stessi: ogni livello presenta una sola tipologia di nemico (dal goblin fino allo scheletro), e ognuno di essi ha pattern di attacco si diverse, ma comunque estremamente poco varie. Ciò dicasi anche dei boss di fine livello, che sono semplicemente nemici comuni con una skin diversa e parecchi HP in più. Anche il posizionamento dei nemici mina leggermente la godibilità generale: la loro presenza è anticipata sempre da un cambio di musica, rendendo praticamente nulla anche l’immersività e i potenziali jumpscare che un’ambientazione cosi inquietante potrebbe di tanto in tanto regalare. E’ chiaro che, comunque, nessuno si aspetterebbe molto di più da un titolo di questa portata e con questo budget. Resta quindi da salvare l’intenzione e un gameplay di base che, nonostante tutto, sa essere magnetico e spingere ad effettuare sempre una partita in più.  Questo, ovviamente, al prezzo di una grande ripetitività generale che è comunque tipica di questo genere di giochi.

Uniti per Unity

screen3Pur rappresentando un titolo dalle basse ambizioni, “Crypt of the serpent king” ha il merito di sfruttare il motore Unity apparedo graficamente pulito, piacevole ed estremamente fluido. Per quanto non ci sia molta varietà generale, gli sviluppatori hanno giustamente mantenuto i piedi per terra riuscendo ad ottenere un risultato più che accettabile ed anche estremamene retrò, senza però cadere necessariamente in una marea di pixel. Anche l’accompagnamento sonoro fa il suo dovere senza lodi particolare, riuscendo a rendere alcuni livelli decisamente inquietanti con qualche effetto audio leggermente sopra le righe. Pur non durando molto, questo titolo sa quindi regalare qualche momento di gameplay magnetico nonostante i suoi numerosi difetti. Ma considerato il prezzo irrisorio, perchè non fare un tentativo?

Pro

  • Struttura di gioco a tratti magnetica
  • Graficamente semplice, ma piacevole
  • Livelli generati in modo procedurale
  • Prezzo irrisorio

Contro

  • Sistema di combattimento basilare
  • Stanca presto
  • Alcuni dettagli del gameplay migliorabili
  • I livelli sono inevitabilmente molto simili tra loro

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