Recensione | Exile’s End

Recensione | Exile’s End

Quando si parla di sparatutto in 2D, sicuramente ci vengono in mente moltissime glorie del passato. Dal mitico Contra originale, fino ai vari capitoli di Metal Slug, questa categoria di giochi è sempre stata ben fornita in termini di qualità. Titoli del genere oggi risulterebbero tecnicamente arretrati ma, nonostante ciò, risulterebbero ancora estremamente giocabili e dannatamente divertenti. Quasi come si fosse catapultato ai giorni nostri da quell’era a 8 bit, dove non servivano grafiche massicce per divertire davvero, questo interessante Exile’s End spunta sulle nostre PS4 tentando di proporre quel genere di gameplay di sparatorie e salti mixandolo con forti elementi da metroidvania. Un’operazione nostalgia riuscita? Vediamo.

Mercenari retrò

cutscene1Dal momento che Exile’s End vuole proporre un’esperienza retrò in tutto e per tutto, uno dei primi elementi influenzati da questa intenzione è lo storytelling: esattamente come sarebbe successo in un gioco di 25 anni fa, alcune brevi cutscenes pixellose ci racconteranno quali sono le motivazioni che spingono il nostro personaggio ad agire. La premessa è piuttosto semplice: siamo dei mercenari assoldati per andare a investigare in un lontano pianeta minerario alla ricerca di una persona scomparsa. Come prevedibile, le cose non vanno come previsto e solo pochi membri dell’equipaggio riescono a sopravvivere in condizioni ostili e quasi disperate. Oltre che tramite brevi scene, dialoghi scritti e documenti digitali, potremo a poco a poco far luce sulla situazione che presenterà diversi piccoli colpi di scena e vari intrighi. Nulla comunque che possa effettivamente farsi ricordare, certo, ma la trama ha comunque il merito di fare da valido contorno a tutte le nostre azioni. Da segnalare la localizzazione in italiano, che rende comunque il tutto più fruibile anche a chi non conosce bene l’inglese.

Età della pietra

exile-s-end-ps-vita-ps4-20161026-006-800x445Abbiamo già accennato in introduzione come Exile’s End presenti elementi decisamente marcati da metroidvania. Per chi non avesse mai sentito parlare di questo genere di titoli, si tratta di giochi nei quali la mappa non è un semplice corridoio, ma è invece caratterizzata da diverse stanze interconnesse che non sempre potremo attraversare subito: capiterà infatti di trovare stanze opzionali oppure, praticamente sempre, di ottenere una nuova abilità che ci permetta di tornare indietro per raggiungere luoghi precedentemente irraggiungibili. Questo continuo ritorno, definito “backtracking“, è infatti elemento caratterizzante di questo tipo di produzione: in Exile’s End, tuttavia, esso è piuttosto bilanciato, riuscendo a non diventare eccessivamente stancante e ripetitivo. Ciò che invece può risultare molto tedioso riguarda invece due aspetti dello stesso elemento: la difficoltà. Va premesso che, nella sua intenzione di ottenere davvero un gusto retrò, Exile’s End vuole essere criptico e complesso, senza dare spiegazioni all’utente e lasciando che sia lui, dopo ripetuti fallimenti, a capire bene quali sono le azioni necessarie per proseguire. Il level design e il gameplay, sotto quest’aspetto, partono con una curva di apprendimento decisamente ripida, lasciando piuttosto spiazzato il giocatore più moderno che si aspetta di avere vita più facile: senza corazza, senza medikit, senza armi, il nostro sbarco potrebbe essere decisamente traumatico per alcuni. Verremo uccisi da salti eccessivi, da spuntoni, da serpentelli, fino a che non capiremo che effettivamente dobbiamo mantenere alta l’attenzione. Combatteremo addirittura usando pietre, e non sempre sarà immediatamente chiaro cosa dovremo fare, in assenza di qualsivoglia indicazione a schermo. Ho perso una buona decina di minuti, infatti, semplicemente per capire come tirare una leva fuori portata, maxresdefaultoppure ho fatto l’errore di perdere troppa vita all’inizio del gioco morendo successivamente ad ogni minimo sbaglio, intrappolato in un loop di checkpoint non esattamente ben calcolato che mi ha costretto a ricominciare. Ma, comunque, una volta superata lo scoglio iniziale e ottenute le prime abilità e le armi, il tutto diventa decisamente più classico e fruibile. Raccoglieremo una grande varietà di bocche di fuoco, dalle pistole ai mitra, fino alle granate, per affrontare varie tipologie di nemici: ecco, l’estrema fluidità del gameplay riesce a farci perdonare la scarsa varietà di questi, limitati davvero a poche tipologie. Sparare è piuttosto divertente, mentre le fasi platform, una volta ottenuti upgrades come il doppio salto, riescono ad essere appaganti soprattutto grazie alla grande reattività dei controlli, aiutati dall’alto frame rate a cui il gioco gira. Il design dei livelli è valido, ma nulla di davvero eccezionale. Saranno molto rare le location in grado di presentare situazioni che non si siano già viste in passato: qualche piccolo enigma aiuta, senza però mai raggiungere un livello un pò più sopra le righe.

Accendete gli Snes

exiles-end-repetitive-archesEbbene, abbiamo più volte accennato a come il gioco voglia effettivamente avere tutto l’aspetto di uno di quei beneamati vecchi giochi di quasi 30 anni fa. Questo è ovviamente ancora più evidente se guardiamo il lato tecnico del gioco: sembra a tutti gli effetti uscito da una macchina del tempo, certamente aiutato da un frame rate perfetto e da una risoluzione maggiore conferita dall’utilizzo di pannelli TV ben diversi dai vecchi schermi a tubo catodico. Ma, qualora invece vogliate accentuare ancora di più l’effetto nostalgia, è presente un filtro in grado di “sgranare” l’immagine quanto basta per renderla del tutto simile a quella che si otterrebbe sulla vecchia TV dei nonni. Apprezzare o meno questo titolo a livello grafico dipende strettamente dal gusto personale dell’utente: certamente altri giochi ci hanno insegnato che non sempre è necessaria una grafica datata per ottenere un valido effetto nostalgia. Quasi a voler emulare il climax qualitativamente ascendente del gameplay, anche la colonna sonora non entusiasma nei primi minuti, risultando un pò troppo ripetitiva e inutilmente martellante. Fortunatamente, la situazione migliora leggermente avanzando, con le musiche che riescono ad essere più stilisticamente adatte al contesto e alle situazioni di gioco che stiamo vivendo. Anche gli effetti sonori, sempre ricalcando lo stile 8 bit, risultano semplicemente validi, ma nulla di più. Non eccezionale la longevità ma, considerando il prezzo budget, il discreto numero di segreti da scoprire e la modalità “sopravvivenza” aggiuntiva, possiamo decisamente chiudere un occhio.

Pro

  • Retrò in tutto e per tutto
  • Gameplay estremamente reattivo
  • Fasi shooting e platform riuscite
  • Curva di apprendimento ripida…

Contro

  • …che potrebbe annoiare i meno pazienti
  • Design dei livelli piuttosto monotono
  • Una grafica cosi arretrata può non piacere
  • Non eccelle in nessun aspetto in particolare
  • Non parte benissimo

VOTO: 6