Recensione | Headlander

Recensione | Headlander

Con un progresso tecnologico sempre più aggressivo, c’è seriamente da chiedersi se un giorno l’uomo rischierà davvero di essere sopraffatto dalle macchine che ha creato. Quest’argomento è stato centrale in moltissime opere di finzione, da film a videogiochi: ed è anche il perno centrale di Headlander, che però tratta questa tematica in modo decisamente diverso dal solito. Dopo lo sbarco su PC e PS4, il titolo di Double Fine e Adult Swim (capeggiata da un signore che risponde al nome di Tim Schafer) arriva anche sulla console di casa Microsoft. Varrà la pena di dargli un’occhiata? Vediamo.

A place for my head

3Fin dai primissimi secondi di Headlander, si capisce immediatamente come non ci si trovi di fronte a un gioco come tutti gli altri. Ci troveremo a scegliere il nostro alter ego virtuale, ma con una differenza non di poco conto: di lui (o di lei) è rimasta solo la testa. Tenuta in vita in una sorta di capsula, la nostra testa sarà l’ultima traccia di essere umano rimasta nell’universo. In un mix tra gli anni ’70 e un classico futuro Sci-Fi, gli uomini sono ormai praticamente estinti, sostituiti dalle macchine che avrebbero dovuto garantirgli un corpo immortale dopo avervi trasferito le proprie coscienze. Risvegliati da un’entità robotica amichevole, non sapremo praticamente nulla del nostro personaggio, anch’egli ignaro delle sue origini. L’unica cosa che sapremo è che qualcuno (anzi, qualcosa, trattandosi di robot) ci sta cercando. Di fronte a una promessa del genere, c’è da dire immediatamente una cosa: Headlander affronta queste tematiche complesse e potenzialmente molto oscure con un tono assolutamente leggero ed esilarante. Ed è proprio questo il suo vero punto di forza: solo nella prima mezz’ora di gioco capiterà di ridere più volte grazie alla brillantezza dei dialoghi, alle battute, alla varietà e alla grande unicità delle situazioni nelle quali ci troveremo. Chiaramente lo sviluppo della trama non è certamente dei più approfonditi, ma considerando la qualità del setting generale questo non rappresenta un problema, dato che lo scorrere dell’avventura risulterà comunque piacevole e divertente anche senza chissà quale plot twist a movimentare le cose.

“Usa la testa!”

2Il setting della trama di Headlander ha chiaramente influenza sul gameplay. Come potrà mai una semplice testa essere protagonista di un videogioco? Ebbene, può eccome. Prima di tutto, grazie a un piccolo razzo propulsore la nostra testa potrà scorrazzare per i livelli di gioco volandosene in giro, il tutto ovviamente in due dimensioni. In questo stato, però essa è ovviamente molto vulnerabile. L’unico modo per diventare più resistenti e anche ottenere una capacità offensiva, è realizzare quella che era l’ambizione che ha portato l’umanità alla fine: prendere il controllo di corpi robotici. Sarà infatti indispensabile trasferire la nostra testa di corpo in corpo, cercando di volta in volta quelli più resistenti e utili per i nostri scopi. Aldilà infatti del gameplay apparentemente molto semplice e lineare, Headlander nasconde un vero e proprio Metroidvania: superata la prima fase si apriranno di fronte a noi ambientazioni molto ampie e sfaccettate, ricche di segreti e luoghi da sbloccare e visitare ottenendo di volta in volta status e abilità che ci permettano di procedere. L’esempio principale vale soprattutto per i corpi robotici che ci sceglieremo, dal momento che, in base al colore di essi, potremo aprire determinate porte piuttosto che altre. Sarà quindi fondamentale l’utilizzo della canonica mappa per poter tenere nota di ciò che abbiamo già visitato. A livello di design, la struttura dei livelli è piuttosto valida e non manca di varietà: troveremo teletrasporti, pulsanti e dispositivi da attivare con la testa, che uniti a un’ambientazione anni ’70 concettualmente brillante non mancheranno di rendere il tutto interessante. Avremo anche accesso a quest 4secondarie (non sempre validissime), che ci forniranno il boost necessario per sbloccare prima i diversi potenziamenti disponibili, ottenibili attraverso un semplice ma funzionale albero delle abilità. Peccato che il gameplay di base non sempre riesca ad essere all’altezza di tutto il resto. Se questo non vale per il gameplay “della testa”, davvero agile e divertente, vale certamente per le fasi di shooting una volta ottenuto un corpo: esse sono di solito funzionali all’apertura di porte (sparando sugli interruttori), ma quando si tratta di combattere risultano estremamente macchinose e di fatto poco divertenti. Ed è un peccato, anche perchè considerando anche l’accennato sistema di coperture, il risultato poteva essere decisamente migliore. In molti scontri la tattica migliore risulterà essere sempre la stessa: rinunciara a sparare, aspettando il momento giusto per andare a impossessarsi del corpo del nemico. Tattica rischiosa, si, ma comunque estremamente efficace. Questo viene aggravato anche da un tasso di respawn talvolta eccessivo, che rende le fasi di backtracking più lente e tediose di quanto dovrebbero essere.

Il futuro degli anni ’70

1Riguardo al lato tecnico, Headlander è un perfetto esempio di come realizzare un titolo dallo stile retrò senza nascondersi dietro ad una marea di pixel. La grafica utilizzata è infatti colorata e convincente: pur senza avere chissà quale merito a livello tecnico, essa è certamente aiutata dall’ottima direzione artistica alle spalle di tutto. Le ambientazioni che troveremo saranno infatte davvero ricche di atmosfera e ben caratterizzate, a partire da discoteche popolate da robot fino ai meandri delle zone più segrete. Peccato che dopo un pò gli ambienti di gioco tendano tutti a somigliarsi un pò troppo, anche considerata la necessità di rivisitare posti molto simili tra loro. Anche la discreta soundtrack e i buoni effetti audio contribuiscono alla riuscita generale dell’atmosfera, risultando generalmente ben realizzati e adatti alle varie situazioni di gioco. Buono anche il doppiaggio inglese, accompagnato da sottotitoli in italiano che non presentano particolari imprecisioni. Accettabile anche la longevità, considerando il genere: ci abbiamo messo circa 7-8 ore prendendocela piuttosto comoda e cercando anche accesso a molti dei segreti che il genere metroidvania ha sempre da offrire. E, considerando il prezzo di 19.99€ a cui viene offerto, non c’è motivo per non consigliare di dare una chance a Headlander a chiunque voglia farsi due risate in un simpatico mondo futuristico.

Pro

  • Trama originale e dialoghi divertenti
  • Stile grafico azzeccato
  • Ottima atmosfera e buoni effetti sonori
  • Gameplay metroidvania ricco

Contro

  • Fasi di shooting da rivedere
  • Alla lunga tende a ripetersi
  • La trama prosegue in modo piuttosto blando