Recensione | Hob

Recensione | Hob

Runic Games è un team di sviluppo indipendente diventato famoso grazie a Torchilght e Torchlight II. Hob rappresenta l’ultima fatica dei ragazzi di Seattle, un titolo che mira a cambiare completamente il genere e l’inquadratura rispetto alla serie che ha portato il team alla ribalta. Hob è un puzzle-platformer molto interessante e particolare, capace di trasmettere un senso di meraviglia senza però dimenticare l’importanza del gameplay.

Coming Back to Life

Il primo impatto con Hob è abbastanza lineare, quasi come un incontro tra RiME e Journey, il titolo introduce al giocare un mondo misterioso fatto di meraviglie naturali e terrificanti pericoli, un piccolo assaggio di quella che sarà la portata principale. I primi minuti di gioco lasciano infatti intendere che il titolo viri verso una sorta di walking-simulator grazie alla fortissima impronta artistica ed ai toni colorati e leggeri degli ambienti. Dopo una breve sezione introduttiva, Hob si decide a mostrarsi per quello che è, un puzzle-platformer molto interessante con un sistema di combattimento tradizionale ed una sfilza di abilità da utilizzare per raggiungere i luoghi più reconditi.
Quello di Hob è un mondo molto particolare, all’apparenza può sembrare una semplice ricostruzione di foreste, fiumi e deserti, quello che giace sotto alla superficie riesce però a dare un tocco di mistero e meraviglia. Il mondo di Hob non è infatti concepito in modo “tradizionale”, si tratta di una mappa completamente aperta da esplorare in lungo e in largo composta da intere sezioni moventi da sbloccare e muovere al momento opportuno.
Armati di spada e di un guanto ottenuto durante le prime fasi di gioco, ci avventuriamo in questo misterioso e meraviglioso mondo. Hob non presenta dialoghi ma riesce a spiegare una breve e semplice storia attraverso il linguaggio del corpo dei personaggi  e le brevi interazioni con gli NPC e gli ambienti di gioco. Il mondo di Hob è minacciato da una misteriosa piaga che corrompe e distrugge tutto ciò che tocca senza risparmiare flora o fauna. Un incipit abbastanza tradizionale che non stravolge i canoni del genere ma che riesce a dare al giocatore un obiettivo più che consistente.
La chiave di lettura di Hob sta nel cambiamento, così come il mondo di gioco, anche il nostro personaggio è soggetto a personalizzazioni e potenziamenti sia per quanto riguarda la spada, arma principale da usare in combattimento, sia per quanto riguarda le abilità del guanto e del mantello. Un sistema di skill e progetti ci permette di creare e affinare nuove mosse o abilità direttamente in quella che viene chiamata “officina”.  Strutturato come un open-world, la struttura generale di Hob fa l’occhiolino ad Ori and The Blind Forest sia dal punto di vista artistico che del level design. Una miriade di segreti, collezionabili e potenziamenti si nascondono infatti in ogni parte della mappa, alcuni di essi sono raccoglibili grazie ad un po’ di ingegno, per altri sarà necessario acquisire delle abilità particolari per raggiungere punti altrimenti inarrivabili.

Signs of Life

L’opera di Runic Games si presenta dunque in modo misterioso ed affascinante ma non propone uno stravolgimento del genere, riuscendo di fatto a sfruttare le caratteristiche tipiche del puzzle-platformer per costruire un’esperienza di gioco molto piacevole e rilassante. L’esplorazione costituisce un elemento molto importante in tutta la produzione, spesso sarà compito del giocatore girare per il mondo alla ricerca del proprio obiettivo e proprio per questo ogni angolo della mappa è interamente esplorabile attraverso diverse soluzioni di gameplay che richiedono al giocatore molta attenzione ai dettagli e alle vie nascoste.
Tecnicamente  parlando il titolo si presenta snello, leggero e senza troppe pretese. Qualche instabilità nel frame-rate colpisce le sezioni di gioco più impegnative ma nulla di particolarmente incisivo. Il taglio artistico del gioco rappresenza invece il vero e proprio cuore pulsante. Hob è un titolo dalle tonalità fresche, sognanti e, grazie ad un estro creativo davvero encomiabile, riesce a trasmettere una sensazione di pace e meraviglia senza però dimenticare il suo compito di videogioco. Un cel-shading mai troppo pesante riesce a comunicare i toni quasi cartooneschi ma non per questo meno seri che il titolo ha da offrire, uno stile grafico davvero interessante che, quando usato bene, riesce a regalare dei panorami davvero mozzafiato.
La natura steam-punk del titolo riesce inoltre a dare quel tocco classico del genere capace di rendere ogni cosa interessante, un mondo fatto di meccanismi in continuo movimento e da misteriosi Robot che operano nel sottosuolo per garantire la vita in superficie. Il mistero è dunque parte del fascino di Hob che attraverso le sue ambientazioni fantastiche racconta una storia fatta di riscatto. Non è facile comprendere pienamente la storia di Hob se non attraverso qualche scorcio e sicuramente un sistema di dialoghi più chiari ed esplicativi avrebbe aiutato in tal senso. Il sistema di combattimento è infatti ben bilanciato e spesso ci ritroveremo a spezzare il ritmo dell’esplorazione con dei combattimenti anche impegnativi e, man mano che si procede verso il finale, sempre più difficili. In conclusione, ci troviamo di fronte ad un titolo molto interessante che non cambia però di una virgola il suo genere di riferimento, riuscendo però a proporre un prodotto interessante ed equilibrato nel quale perdersi senza battere ciglio.

Voto Finale: 8
Versione Provata: PC

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