Recensione | Pyre

Recensione | Pyre

I ragazzi di Supergiant Games sono riusciti brillantemente a conquistare una gran fetta di pubblico dopo la pubblicazione di due piccole perle videoludiche: stiamo ovviamente parlando di Bastion e Transistor, due titoli dal livello artistico eccezionale e ricchi di elementi presi da diversi generi e in grado di renderli estremamente validi e divertenti. Il loro ultimissimo lavoro si chiama Pyre: lo abbiamo scoperto a poco a poco con estrema curiosità, ed ecco cosa ne pensiamo.

La strada dell’esilio

Bastion era uno di quei titoli che era davvero riuscito a farmi innamorare. Nonostante fosse concettualmente semplice e abbastanza lineare, aveva un’atmosfera che riusciva davvero a catturarti nel racconto e a fornire ad ogni arma e ambientazione una propria personalità. Dopo averci rigiocato di recente grazie alla release Xbox One (recensito QUI) mi sono avvicinato a questo Pyre con le aspettative decisamente alte, soprattutto per quanto riguardava il comparto narrativo. Ed è stato quasi spiazzante scoprire come sia proprio quest’ultimo ad essere predominante in Pyre, non avendo seguito molte notizie al riguardo negli scorsi mesi: la trama è infatti il punto cardine dell’intera produzione, che si avvicina quasi a una vera e propria visual novel per lo stile con il quale è raccontata. Oltre al gameplay puro di cui ci occuperemo nel successivo paragrafo, infatti, Pyre dà la possibilità al giocatore di prendere decisioni in grado di influenzare il rapporto con gli altri personaggi, di trovare un oggetto piuttosto che un altro, di andare verso conseguenze positive o negative. Senza voler spoilerare assolutamente nulla come da tradizione, possiamo semplicemente dire che il gioco fa un ottimo lavoro nel far conoscere ai giocatori tutti i personaggi semplicemente tramite la lettura: proprio come fossimo in una visual novel, infatti, la maggior parte degli avvenimenti che affronteremo sarà descritta attraverso dialoghi scorrevoli e a tratti anche brillanti. Questo, inevitabilmente, crea un ritmo di gioco che, soprattutto nelle prime fasi, risulta essere molto compassato e lento: tra una fase di vero e proprio gameplay è un’altra, infatti, potranno trascorrere parecchi minuti e molte linee di testo. Di conseguenza, dovrete capire se vi piace o meno l’idea di leggere molto, altrimenti potreste perdervi il meglio che Pyre ha da offrire. E, soprattutto, se siete in grado di comprendere l’inglese, visto che al momento non esiste alcun tipo di conversione in italiano. Certo, è anche possibile affrontare Pyre skippando in fretta la maggior parte dei dialoghi, ma questo taglierebbe dall’esperienza quella che probabilmente è il suo aspetto più forte: una storia semplice, con qualche interessante colpo di scena, ma permeata in ogni sua parte da una direzione artistica davvero straordinaria.

Accendete le pire

Proprio l’aspetto narrativo nasconde un dettaglio di gameplay davvero interessante, che riguarda la mancanza di un vero e proprio gameover. Oltre alle nostre scelte e i nostri errori, anche le nostre sconfitte andranno a creare conseguenze nel proseguire della nostra avventura. Questo dettaglio va a incastrarsi nella componente RPG presente in Pyre, dato che gli avvenimenti della trama avranno un effetto diretto sulle capacità di combattimento del nostro party. Ad esempio, un evento sfavorevole di qualsiasi genere potrebbe andare ad influenzare negativamente il parametro “Hope”, che indica il tempo di respawn dei nostri personaggi. Ma si può parlare di un vero e proprio sistema di combattimento? Si, anche se solo in parte. Gli incontri con i nemici in Pyre sono infatti estremamente peculiari, completamente a sè stanti e isolati dal resto: i riti sono infatti una sorta di gioco sportivo, durante il quale dovremo riuscire a vincere la resistenza dei nostri avversari gettando una sfera nella loro pira, e impedendogli di fare lo stesso con la nostra. Quella che sembra una formula molto semplice, nasconde invece un pò di profondità in più man mano che si avanzerà nel corso dell’avventura. Nulla di particolarmente stratificato o complesso (anzi, il sistema di crescità è piuttosto basilare), ma potenziare i nostri personaggi attraverso l’equipaggiamento di talismani e scegliendo le skills che più si adattano al nostro stile sarà comunque indispensabile per riuscire ad affrontare al meglio battaglie che, in caso di sconfitta, andrebbero ad influenzare le nostre vicende. E’ proprio questo un altro degli aspetto più riusciti di Pyre: il senso di tensione dato dal fatto di non poter ripetere uno scontro gli dà un sapore decisamente diverso, più vicino a quello che si proverebbe in una partita online dal risultato irreversibile. A proposito di online, durante le varie partite non facevo altro che pensare a come una formula di gioco del genere si sarebbe sposata bene con partite online, magari anche in squadra con qualche ovvia modifica. Al momento è possibile solo sfidare un amico in locale, e le partite possono essere davvero divertenti dato che le meccaniche di gioco funzionano e risultano essere davvero adrenaliniche, veloci e tattiche. E’ quindi un peccato che non sia stato approfondito il comparto online, che certamente avrebbe fornito un forte boost alla longevità del gioco, oltre a dare nuova linfa a un livello di sfida che non sempre si mantiene al top. Spesso l’intelligenza artificiale risulta infatti non essere proprio brillante, permettendo talvolta ti bucare la difesa nemica in modo fin troppo semplicistico. Oltre ai riti, comunque, il gameplay offre anche alcune mini-scene durante le quali potremo giocare direttamente alcune fasi descritte dalla trama. Ma trascorreremo comunque la maggior parte del tempo a leggere lunghi dialoghi, ad analizzare i dettagli del nostro wagon, o a decidere come spendere le monete guadagnate o a chi assegnare i nuovi talismani. Certamente c’è da dire che il meccanismo del rito funziona davvero bene, vista la grande reattività dei comandi e le generali sensazioni positive che caratterizzavano anche Bastion e Transistor. Purtroppo è inevitabile come la formula tenda comunque a ripetersi col proseguire del gioco. Ma, se la apprezzerete, questo non rappresenterà un problema particolarmente grave.

Stile ovunque

Potra piacervi, o non piacervi, il ritmo di gioco piuttosto lento ad avanzare. Potrete apprezzare il dover leggere moltissimo, o potrete annoiarvi immediatamente. Ma su un fattore c’è davvero poco da discutere: Pyre ha stile da vendere. La qualità dei disegni è davvero al top, cosi come la caratterizzazione dei personaggi e lo stile grafico scelto, sempre fluido, scorrevole e piacevolissimo da guardare. Lo stesso dicasi anche per la colonna sonora che, proprio come accadde per titoli come Bastion, regala alcuni momenti davvero magici e di certo farà parte delle vostre playlist musicali nei prossimi tempi. Considerando che il doppiaggio è per la maggior parte del tempo sostituito da una sorta di lingua immaginaria, possiamo dire che le poche fasi effettivamente descritte da una voce inglese  (come all’inizio dei riti) sono ottimamente realizzate. Insomma, Pyre è estremamente piacevole sia da guardare che da ascoltare, proprio come i precedenti titoli di Supergiant Games. Ci ha anche convinto in parte il fattore longevità, soprattutto considerando il buon valore di rigiocabilità e il ritmo lento che ci accompagnerà durante il corso dell’avventura. Insomma, considerando il prezzo di 19.99€, siamo stati convinti da una produzione che riesce a distinguersi per diversi aspetti. Peccato solo per la già citata localizzazione in inglese, che potrebbe scoraggiare chiunque cerchi testi in italiano.

Pro

  • Ricco di stile in ogni aspetto
  • Buona trama e personaggi interessanti
  • Il gameplay di base funziona
  • Buon rapporto qualità prezzo

Contro

  • Solo in inglese
  • Alla lunga tende a ripetersi
  • IA non sempre all’altezza
  • La mancanza dell’online è un’occasione persa

Versione Testata: PC

Configurazione di prova

  • Intel i3 7100k
  • 8GB RAM DDR4
  • Nvidia Geforce 1050ti

Voto 8.0

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