Recensione | Steins Gate 0

Recensione | Steins Gate 0

Steins;Gate è un videogioco rilasciato in Giappone nel 2007, ma arrivata in Europa solo nel 2011 su smartphone Apple (in contemporanea con il lancio dell’anime ad esso ispirato) e solo nel 2015 ha visto l’uscita nel vecchio continente in una riedizione per PSVita e PS3. Si trattava di una visual novel, ovvero uno di quei software che punta più a raccontare una trama che a proporre un’interazione da parte del giocatore, particolarmente in voga sul territorio giapponese ed altrettanto bistrattato in occidente. Non è la prima volta che parliamo di visual novel (e probabilmente neanche l’ultima) ed in tutti i nostri articoli abbiamo sempre sottolineato come questi giochi probabilmente non saranno in grado di catturare molte persone, ma quelle che si lasceranno trascinare dalla loro lenta progressione ma ricca di suspance ne rimarranno piacevolmente soddisfatti: in particolare Steins;Gate fu uno dei migliori titoli di questo genere usciti sulla scorsa generazione di console e non ci vergognano a dire che probabilmente in esso vi è una delle migliori trame mai viste negli ulitmi anni. Steins;Gate 0, ovvero il gioco che andremo ad analizzare oggi, è il suo seguito diretto le cui vicende sono successive a quelle narrate in uno degli ending ending del primo capitolo: sarà riuscito a mantenere alto il livello del titolo precedente?

BE RIGHT BACK

Steins Gate 0Come detto poc’anzi, Steins;Gate è direttamente legato alle vicende del primo episodio, il che vuol dire due cose: la prima è che per godere pienamente del gioco dovreste conoscere la trama del primo episodio o in alternativa quella dell’anime ad esso ispirato, la seconda è che ovviamente le righe che seguiranno conterranno spoiler riguardanti la trama dello scorso capitolo. Come ogni visual novel che si rispetti, Steins;Gate non aveva un unico finale, ma poteva avere differenti conclusioni sulla base delle scelte del giocatore: una di queste conclusioni, conosciuta come la timeline Beta, il protagonista del gioco Rintaro Okabe finisce con l’uccidere Kurisu Makise con le sue stesse mani: il goffo scienziato, nel tentativo di salvare la vita alla giovane assistente, non solo è diventato la causa della morte, ma ciò gli ha fatto capire che ogni tentativo sarebbe stato inutile in quanto il destino della ragazza era ormai segnato. Distrutto dai sensi di colpa, Okabe cercherà di allontanarsi temporaneamente dai suoi folli esperimenti scientifici. L’evento che darà il La a questa nuova avventura consisterà nell’arrivo in Giappone di un team di scienziati provenienti dagli stati uniti, fra i quali figura il vecchio mentore di Makise: l’equipe è al lavoro su un progetto che prevede la realizzazione di una intelligenza artificiale avanzata chiamata Amadeus capace di riprodurre per aspetto e per personalità un defunto ed è scontato affermare che nel corso della storia tale intelligenza verrà utilizzata per “riportare in vita” la giovane Makise. Dall’incipit della storia,  degno di un episodio di Black Mirror, si dipanerà la trama di questo what if che condurrà ad uno dei sei finali previsti, a seconda delle scelte operate dal giocatore: indipendentemente dal finale raggiunto, siamo di fronte ad uno script che forse non eguaglia quello del primo Steins;Gate, ma che comunque rappresenta una punta di diamante nel mondo dei videogiochi, sia per le scelte narrative adottate che per lo storytelling. I dialoghi fanno emergere una visual novel molto più cupa di quella che l’ha preceduta che sente l’influenza del tragico evento con il quale si apre e presentano un Okabe schiacciato dalle disperazione e dei personaggi secondari più cresciuti e maturi ai quali viene data maggiore rilevanza rispetto al passato.

Steins Gate 0Dal punto di vista del gameplay Steins;Gate 0 si allinea agli standard delle altre visual novel, proponendo un bassissimo livello di interazione al giocatore, che si sentirà più un osservatore che prova delle simpatie per i protagonisti. Chiaramente il genere di appartenenza si dimostra essere di nicchia, non facilmente accessibile a tutti e assolutamente impossibile da apprezzare da chi ritiene che il videogioco debba essere caratterizzato da un coinvolgimento attivo e non emotivo. Le varie schermate che si susseguono mostrano unicamente gli artwork dei vari personaggi che prendono parte alla vicenda apparire su sfondi statici e alternarsi sporadicamente ad immagini a tutto schermo inserite per raffigurare al meglio i momenti più cruciali del gioco. I disegni ed il character design, realizzati dall’illustratore Huke già autore del primo capitolo e dell’anime Black Rock Shooter, sono ancora una volta splendidamente realizzati e caratterizzati da uno stile di disegno unico ed accattivante, e sebbene alcuni sfondi vengano riciclati, il look di tutti i personaggi è stato modificato per mostrare una maturazione anche esteriore oltre che interiore. Come da tradizione, il gioco presenta unicamente un doppiaggio giapponese ed i testi a schermo in inglese che renderanno ancora più inaccessibile il gioco ai più.

PRO

  • Trama ad altissimi livelli
  • Ottimo design dei personaggi
  • Approfondimento del carattere dei personaggi secondari

CONTRO

  • Rimane sempre un prodotto di nicchia
  • Gameplay ai minimi termini
  • Apprezzabile solo dopo aver giocato il primo episodio

Voto: 9

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