Recensione | Yooka Laylee

Recensione | Yooka Laylee

Uno dei controsensi più lampanti del mercato videoludico moderno è l’inflazionamento di generi come gli sparatutto, spinti a gran forza da molte case sul coro di tormentoni come “è la gente che li vuole”, trascurando titoli comunque commerciabilissimi come i platform con la scusa che non vendendo quanto un Call of Duty, quasi non vale la pena produrli a sentire alcuni editori. Questo salvo poi assistere a progetti come Yooka Laylee, che ha raccolto 2 milioni di sterline su Kickstarter esclusivamente grazie ai piccoli finanziatori, fetta di pubblico che rappresenta solo uno spicchio del reale bacino di utenza di un videogioco e che va moltiplicata esponenzialmente, considerando tutti coloro che non seguono attentamente il sottobosco dei progetti indipendenti o che magari sono disposti ad aprire il portafogli solo dinnanzi al prodotto completo.

Per il doppiaggio ha detto Nick Park che ci pensa lui

Lo studio Playtronic, autore di Yooka Laylee, è composto in buona parte da molti membri di Rare che sviluppò Banjo Kazooie, uno dei pochi titoli capaci di reggere il confronto con Mario all’interno del catalogo del Nintendo64. Proprio sulla necessità di offrire un degno seguito ai primi due apprezzatissimi Banjo è partito il progetto di YL, modellato sugli aspetti tipici più apprezzati della serie di riferimento.
La coppia di protagonisti è composta da una lucertola e un pipistrello, ricalcando il duo animalesco di Banjo Kazooie non solo concettualmente, ma anche nei dettagli, come i dialoghi portati avanti da versi gutturali incomprensibili, marchio distintivo non solo del gioco di Rare, ma anche di diverse serie animate (come le pecore di plastilina di Nick Park, autore di Wallace&Gromit). L’umorismo non manca con molte battute (il boss artico che definisce i due protagonisti “una rottura di ghiaccioli”) e con diverse allusioni e citazioni (tra cui un cameo di Shovel Knight).
La trama e le ambientazioni però non brillano particolarmente per originalità, vedendo gli eroi in viaggio attraverso dei luoghi abbastanza familiari al pubblico dei platform, per recuperare un libro rubato da un’ape antropomorfa malvagia. Niente di nuovo quindi e benché ben fatti, i livelli dislocati tra foreste, zone ghiacciate e colorati casinò, in qualche modo sanno di già visto per chi sia pratico di Sonic, Mario e compagni.
A rendere il tutto apprezzabile però è la realizzazione tecnica che riesce a garantire una grafica coloratissima e frizzante, che funge da perfetto accompagnamento per il tono allegro del gioco. Nota di demerito invece per la telecamera, che invece in alcuni passaggi non riesce ad essere perfettamente funzionale alle esigenze del giocatore. Tuttavia grazie all’aggiornamento pubblicato al lancio del gioco questo difetto è stato ridimensionato, diventando tollerabile e risultando comunque meno problematico per il giocatore di quanto non lo sia la telecamera di un SuperMario64, qualora venga rigiocato oggi in preda al retrogaming.
Un piccolo segnale di attenzione da parte degli sviluppatori che sicuramente incide positivamente sulla valutazione del gioco, ma la cui tardività crea non pochi problemi in fase di lavoro al recensore, costringendo, nel nostro caso, ad attendere l’annunciata patch prima di poter procedere con l’esame del prodotto finito, così come lo potrebbe giocare un qualsiasi acquirente all’uscita. Buone le musiche, molto adatte ad un platform, confermando la direzione artistica attenta e, seppur non originale, capace di confezionare qualcosa di conforme alle aspettative del pubblico.

Come Banjo Kazooie

L’azione si svolge attraverso diversi mondi, esplorabili non soltanto al fine di completarli, ma anche per raccogliere diversi collezionabili, scoprire aree nascoste e altro ancora. Reperire piume e pagine difatti diventa l’attività principale a cui il giocatore deve dedicarsi, necessitando le prime per ottenere in cambio abilità aggiuntive per i protagonisti, le seconde invece per guadagnarsi l’accesso ai nuovi livelli o a sezioni addizionali di quelli già visitati. Similmente a quanto accade in altri platform visti in passato (o anche in Metroid Prime), non tutto ciò che si trova in una zona è accessibile sin da subito e sarà necessario proseguire lasciandosi indietro qualcosa solo per farvi ritorno più avanti, dopo aver acquistato qualche abilità che permette di raggiungere una determinata area o oggetto. Il backtracking comunque è gestito in maniera sapiente per evitare passaggi ripetitivi, aggiungendo una rigiocabilità e una maggiore libertà nell’avanzamento, facendo ritornare il giocatore in un posto dopo averne visitati altri per riaccendere il suo interesse con nuove porzioni da scoprire.
La varietà è garantita dalla presenza di diversi minigiochi che riescono ad omaggiare molti classici  (gli esempi più palesi sono una specie di Super Off Road, un emulo di Joust, uno di Amplitude o uno Space Harrier a piedi).
Per quanto queste digressioni siano molto abbozzate e grezze, rimangono apprezzabili per quello che sono: ovvero delle piccole parentesi per vivacizzare un pò ogni sessione in maniera diversa con piccoli intermezzi.
Sul fronte della difficoltà invece l’andamento non è molto uniforme, saltando da una fase iniziale abbastanza semplice ad un’impennata dopo le prime ore di gioco, per poi riaffievolirsi nelle battaglie con i boss, sovente troppo poco impegnative. Nel complesso Yooka Laylee rimane un prodotto tarato per un pubblico che ha già familiarità con il genere e in alcuni passaggi rimane leggermente spigoloso e poco amichevole nei confronti dell’utente odierno. Un peccato anche per la semplicità con cui si risolvono alcune situazioni una volta messe a disposizione alcune abilità, altro aspetto che rischia di appiattire la sfida mal combinando il potenziamento dei personaggi con l’avanzamento lungo i livelli, denotando un eccessivo accomodamento del level design. La longevità invece si assesta sulle 20 ore, con una durata più che buona.

Pro

  • presenza di diversi minigiochi e backtracking ben implementato
  • raccoglie l’atmosfera di Banjo Kazooie e può essere apprezzato dagli amanti del platform 3D

Contro

  • qualche problema alla telecamera persiste dopo la patch
  • qualche ingenuità nella gestione di difficoltà e level design

Voto: 8

Commenti

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Francesco Dovis
Dopo aver abbandonato l'ambiente delle riviste scandalistiche, ha ripiegato su un settore ancora più bieco e depravato: la stampa videoludica. Ora non scrive più dei compleanni delle veline o delle scappatelle di attori famosi ma parla di 1080p e 60fps. Non va più a Formentera o all'Hollywood di Milano per paparazzare, ma segue le conferenze dell'E3 e della Gamescom. Il suo idolo non è più Fabrizio Corona ma Matteo Bittanti. In realtà ha studiato giornalismo e praticato per un pò e non si è mai occupato di cronaca rosa, ma è più divertente raccontarla così. I suoi sogni proibiti sono un Gdr nella lingua di Dante e un quadro di Caravaggio rifatto in pixel-art.

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