Speciale | Yoko Taro : Nier e le altre fiabe grottesche

Speciale | Yoko Taro : Nier e le altre fiabe grottesche

I nomi sulla copertina di Nier Automata sono due: Square-Enix (l’editore) e Platinum Games (lo sviluppatore). Tuttavia c’è un terzo nome, quello di Yoko Taro, che dovrebbe far fibrillare il pubblico ben più dei precedenti a causa del suo approccio anticonvenzionale al fantasy. Antieroi crudeli, cannibalismo, incesto, infanticidio, sono solo alcuni degli ingredienti che emergono dal calderone delle sue trame, durissime ma al tempo stesso originali e sorprendenti. Tra Drakengard e Nier, un approfondimento alla scoperta del George R. Martin dei videogiochi giapponesi.

Drakengard – Drag-On Dragoon

Drakengard Caim (1)Lo studio Cavia (acronimo di Computer Amusement VIsuAlizer) debutta nei primi anni duemila con produzioni su licenza di serie famose quali One Piece, Ghost in the Shell, Kamen Raider e altre ancora. Il loro vero titolo d’esordio è però Drakengard (Drag-on Dragoon in patria), pubblicato da una Squaresoft che aveva appena concluso la fusione aziendale con Enix, diventando la Square-Enix che conosciamo oggi.
Drakengard parte su basi ambiziose, cercando di mescolare le battaglie campali di Dinasty Warriors con fasi da sparatutto aereo di Panzer Dragoon per creare un action-rpg vario e innovativo. I Cavia tuttavia non hanno ancora maturato una certa perizia tecnica e il risultato finale è curioso, ma semplicistico e poco approfondito su alcuni aspetti (come la varietà di mosse del protagonista o la grafica). La trama però mette in risalto quanto le loro idee sappiano essere audaci e fuori dagli schemi rispetto ad un certo buonismo tipico di molti Rpg, rendendo il gioco un’esperienza che rimane impressa.
La vicenda è ambientata nel regno di Midgard, dove dei sigilli proteggono la terra dall’invasione degli Osservatori (detti anche Grotteschi), malvagie creature intenzionate a distruggere l’umanità. Pur non potendo muoversi liberamente, questi esseri riescono a controllare la volontà di alcuni esseri umani, determinandone le azioni a loro piacimento.
Drakengard 1 Ps2 (4)La loro vittima favorita è Manah, una bambina di appena 6 anni, la quale è stata rifiutata e venduta a degli estranei dalla madre che non ha esitato ad abbandonarla preferendole il fratello gemello Seere. L’odio covato per i parenti e i traumi sofferti hanno reso Manah manipolabile dagli Osservatori, al punto da farne un loro strumento e mettendola a capo della setta di adoratori che a sua volta comanda l’esercito dell’Impero. Questa fazione scatena la guerra con l’Unione dei Regni che invece si propone di difendere i sigilli per evitare l’apocalisse. Durante questo sanguinoso conflitto muoiono i genitori di Caim e Furiae, divorati da un drago nero imperiale. Caim inizia a nutrire così un rancore sconfinato sia verso il nemico, sia verso la razza draconiana, sino al momento in cui non cade in battaglia e per sopravvivere si trova costretto a forgiare un’alleanza con un drago rosso, il quale disprezza gli umani considerandoli inferiori. Una collaborazione che matura in rispetto nelle fasi avanzate, ma che non comincia su presupposti amichevoli, estendendosi ad altre figure tutt’altro che eroiche o rassicuranti. Una di queste è Arioch, un’elfa sconvolta dalla morte del figlio e del marito, al punto che la sua follia la porta a compiere atti di cannibalismo sui cadaveri delle sue vittime.
Drakengard 1 Ps2 (3) Qui è il caso di ribadire che Arioch è una dei “buoni”, parte del gruppo che vuole scongiurare la fine dell’umanità. L’aspetto che colpisce di più è sicuramente quest’incapacità di distinguere buoni dai cattivi, dato che entrambi i fronti presentano individui disturbanti e privi di connotati positivi o idealistici. Quando l’Impero schiera dei bambini-soldato nel suo esercito, il protagonista Caim attacca senza battere ciglio, negando pietà a degli infanti solo perché arruolati sotto il vessillo nemico che lui odia. Persino il rapporto con la sorella è tutt’altro che puro dato che sfocia in una relazione incestuosa, frutto dell’attaccamento morboso che i due hanno maturato dopo essere diventati orfani. Una serie di finali multipli permette di sviluppare la storia in varie direzioni, una delle quali conduce ad uno scontro conclusivo tra Caim e il drago con la Regina dei Grotteschi nel cielo di una città moderna, iniziando a suggerire come l’universo di Drakengard possa essere collegato a varie epoche e scenari e iniziando a tessere il filo che unisce questa serie con Nier. Yoko Taro assesta un pugno allo stomaco dell’utente e porta sugli schermi casalinghi un fantasy per adulti con anni di anticipo rispetto a Il Trono di Spade.

Drakengard 2 e 3 – L’assenza e il ritorno di Taro

Drakengard 2 Ps2 b (2)Nel secondo Drakengard la firma di Yoko Taro non compare tra gli autori e supervisori del progetto e la differenza si fa sentire, segnando un ritorno a toni più pacati e caratteri meno estremi e travagliati. Il protagonista non è una figura cupa e oscura come lo era Caim nel primo, bensì un convenzionale adolescente dotato di caratteristiche positive, in linea con gli archetipi. Per quanto la storia non sia ricca di momenti crudi, persiste la tendenza a confondere intenti positivi con personaggi negativi e viceversa.
A distanza di 18 anni ritroviamo Seere, che cerca di guidare l’ordine dei Custodi dei Sigilli per difendere l’umanità, ritrovandosi però suo malgrado, a capo di un’organizzazione divenuta malvagia e rimasta nobile solo nei propositi. Torna anche la sorella Manah, liberata dal controllo degli Osservatori, ma costretta a pagare un prezzo caro per la sua redenzione. Drakengard 3Viene narrato che dopo gli eventi del primo episodio, Caim la accompagna lungo il regno di Midgard per mostrarle quali sono stati gli effetti della guerra che lei ha provocato. Nonostante l’indulgenza ricevuta per essere stata in fondo solo un burattino, è comunque costretta ad assistere alle cicatrici di un conflitto brutale, facendosene carico. Nel secondo capitolo Manah cerca di guidare la ribellione ai Custodi che opprimono la popolazione, spinta dal voler difendere le persone, ma mettendo a rischio i sigilli che impediscono l’arrivo dei Grotteschi. Di nuovo uno sviluppo su fronti contrapposti in cui chi è buono e cattivo non coincide con chi lotta per il bene o per il male, causando un’interessante dissociazione tra fini e mezzi perseguiti dalle fazioni. Drakengard 2 migliora molto il motore grafico e perfeziona la giocabilità hack’n’slash, rendendo il seguito un capitolo più convenzionale rispetto al precedente, ma comunque più originale rispetto alla media.
Drakengard 3 speciale (1)Drakengard 3 invece è un prologo che narra eventi antecedenti di secoli e ha come protagonista Zero, una ragazza con un enigmatico fiore sbocciatole al posto di un occhio, intenta a cacciare le sorelle per ucciderle nonostante queste siano le protettrici dei cinque regni. La giocabilità rimane fedele ad un misto tra combattimenti e sezioni di volo sul drago, affinandosi ulteriormente rispetto al passato. Anche stavolta il tasso di violenza è decisamente alto e crea una frizione tra l’aspetto gentile delle fanciulle e i fatti cruenti di cui sono protagoniste, mostrando come il ritorno di Yoko Taro alla direzione coincida con personaggi caratterizzati in modi estremi e sporcati da pennellate di razzismo, ossessioni e altre piccole e grandi idiosincrasie e perversioni umane. Non mancano comunque le ambiguità che complicano l’identificazione di buoni e cattivi, tenendo accesa l’attenzione dell’utente e assicurando forti colpi di scena.
I primi due capitoli sono stati pubblicati su Playstation 2, mentre il terzo è attualmente reperibile sul Playstation Store in formato digitale per Playstation 3.

Nier – Storia di un cult sottovalutato

Nier 1 Speciale (2)Nier esce nel 2010 su Playstation 3 e Xbox 360 e passa inosservato a causa di uno spostamento dei criteri di valutazione. Parametri come “originalità” e “game-design” (un tempo vitali), avevano perso importanza a favore di “pura grafica”, “risoluzione” e altri aspetti di moda. L’assenza di spinta pubblicitaria da parte di Square sicuramente pesò tantissimo e le recensioni furono fredde nei confronti di Nier, criticandolo sopratutto per il comparto tecnico modesto, senza soffermarsi troppo sui suoi meriti nascosti.
Nier 1 Speciale (1)Tra questi si può citare la profonda rigiocabilità, in cui il NewGame+ permette di scoprire nuovi dettagli ed eventi alla seconda e terza partita, dipanando sviluppi macchiavellici e inaspettati (tra cui un finale alternativo, in cui se l’eroe sceglie di sacrificarsi per soccorrere un comprimario, il salvataggio viene cancellato per sottolinearne la morte).
Apprezzabili anche l’ambientazione e i personaggi, più elaborati e profondi di quanto non appaiano a prima vista (come la guerriera ermafrodita Kainé), calati un mondo denso di atmosfera crepuscolare e pieno di personalità, che nasconde un cuore dove tecnologia e magia convivono per regalare sorprese imprevedibili. Curiosi anche gli omaggi a generi videoludici estranei alla tradizione Rpg, come shmup e survival horror, ma integrati come citazioni in modo vivace.

Gestalt o Replicant? 

Nonostante i giudizi severi e la noncuranza del pubblico di massa che ne frenarono le vendite, Nier viene da molti rivalutato a posteriori come Cult, tecnicamente povero, ma concettualmente ricco, capace di rendersi memorabile grazie alle numerose trovate. Il protagonista stavolta abita in un mondo post-apocalittico dove la civiltà moderna è ripiombata in una condizione pseudo-medievale e dove della tecnologia paiono restare solo delle rovine. Nier parte per un viaggio alla ricerca di una cura per la malattia che affligge la figlia/sorella; sNier 1 Speciale (1)tavolta però non c’è nessun incesto a giustificare questa confusione del rapporto parentale tra i due, quanto un cambio arbitrario tra la versione Gestalt e Replicant. L’edizione occidentale per entrambe le console è basata su Gestalt, costruita su misura dell’utenza anglofona con un soggetto diverso. Se il Nier nipponico difatti è un fratello-ragazzino, conforme allo stile dei J-rpg, la sua controparte statunitense diventa un padre-guerriero, muscoloso e adulto per farlo assomigliare al tipico eroe virile fantasy. In ogni caso un personaggio positivo, per una volta.
Il mondo in cui sono ambientati i fatti è collegato a quello del non-canonico quinto finale di Drakengard (dove Caim combatte la Regina di Grotteschi nel presente), segnando quindi una continuità temporale tra scenario fantasy,contemporaneo e post-apocalittico. Automata dovrebbe quindi incastonarsi da qualche parte in questa sequenza, con il suo periodo “futuristico” popolato da robot e androidi, lasciando spazio a chissà quale idea fantasiosa che lo unisca agli altri episodi.